Riccardo resta immobile davanti alla portiera aperta.
L’uomo trasandato gli afferra il braccio.
«Si allontani. Adesso.»
Riccardo fa qualche passo indietro.
«Che cos’è quella cosa?»
«Non lo so. Ma ho visto un uomo avvicinarsi alla sua macchina pochi minuti fa.»
Riccardo prende immediatamente il telefono.
«Chiamo la polizia.»
«Faccia presto.»
Le persone intorno iniziano ad allontanarsi mentre Riccardo segnala la situazione alle autorità e mantiene le distanze.
Poco dopo, l’area viene isolata.
Riccardo osserva lo sconosciuto.
«Perché eri qui?»
L’uomo risponde:
«Dormivo sulla panchina dall’altra parte della strada.»
«Hai visto chi si è avvicinato alla macchina?»
«Sì.»
«Lo riconosceresti?»
L’uomo annuisce.
«Credo di sì.»
Riccardo apre sul telefono le immagini delle telecamere esterne del suo ufficio.
«Guarda.»
Fa scorrere alcune immagini.
Lo sconosciuto improvvisamente indica lo schermo.
«Lui.»
Riccardo si blocca.
«Sei sicuro?»
«È l’uomo che ho visto.»
Riccardo ingrandisce l’immagine.
Il suo volto cambia completamente.
«Lo conosce?»
Riccardo non risponde.
«Signore?»
Finalmente sussurra:
«Lavora per la mia azienda.»
«Chi è?»
«Il mio autista.»
L’uomo trasandato resta sorpreso.
«Quello che normalmente guida questa macchina?»
«Sì.»
Riccardo prova immediatamente a chiamarlo.
Nessuna risposta.
Riprova.
Telefono spento.
Riccardo guarda lo sconosciuto.
«C’è qualcosa che non torna.»
«Cosa?»
«Stamattina il mio autista mi ha scritto dicendo che era malato.»
Riccardo apre il messaggio.
Lo mostra all’uomo.
«Eppure era qui.»
Poco dopo arriva un agente.
«Signor Riccardo, dobbiamo farle alcune domande.»
«Avete controllato l’auto?»
«Sì. Per ora non si avvicini.»
Riccardo indica lo sconosciuto.
«Quest’uomo ha visto chi ha lasciato l’oggetto.»
L’agente prende nota.
Poi domanda:
«Qualcuno sapeva che oggi avrebbe utilizzato personalmente quell’auto?»
Riccardo riflette.
«Quasi nessuno.»
«Chi esattamente?»
«La mia assistente. Il mio socio. E il mio autista.»
Lo sconosciuto interviene:
«Aspetti.»
Tutti lo guardano.
«L’uomo che ho visto non era solo.»
Riccardo si avvicina.
«C’era qualcun altro?»
«Una donna.»
«L’hai vista bene?»
«Solo per qualche secondo.»
«Com’era vestita?»
L’uomo descrive un cappotto chiaro e una borsa scura.
Riccardo impallidisce.
L’agente nota la sua reazione.
«Ha pensato a qualcuno?»
«La mia assistente era vestita così stamattina.»
Silenzio.
Riccardo la chiama immediatamente.
Lei risponde.
«Riccardo? Dove sei? Ti stiamo aspettando alla riunione.»
Lui resta sorpreso.
«Sei in ufficio?»
«Certo.»
«Da quanto tempo?»
«Da quasi due ore.»
Riccardo guarda l’uomo trasandato.
«Non sei uscita?»
«No. Perché?»
Riccardo chiude la chiamata.
«Quindi non era lei.»
Lo sconosciuto scuote la testa.
«Non ho detto che fosse lei. Ho detto che indossava qualcosa di simile.»
L’agente domanda:
«Avete altre telecamere?»
Riccardo annuisce.
«Nel parcheggio sotterraneo dell’edificio.»
Controllano le registrazioni.
Alle 9:17 appare l’autista.
Cammina verso l’auto.
Ma non porta alcun oggetto.
Tre minuti dopo compare una donna.
Il volto è nascosto dalla posizione della telecamera.
Riccardo osserva attentamente.
Poi nota la borsa.
«Fermate l’immagine.»
L’agente mette in pausa.
Riccardo guarda un piccolo simbolo sulla borsa.
«Conosco quella borsa.»
«Di chi è?»
Riccardo rimane in silenzio.
«Signor Riccardo?»
«L’ho regalata io.»
«A chi?»
Riccardo deglutisce.
«A mia sorella.»
Silenzio.
«Sua sorella lavora con lei?»
«No.»
«Dov’è adesso?»
«Non lo so.»
«Non lo sa?»
Riccardo abbassa gli occhi.
«Non ci parliamo da quasi tre anni.»
L’uomo trasandato domanda:
«Perché?»
Riccardo risponde:
«Per nostro padre.»
L’agente lo guarda.
«Spieghi.»
«Quando nostro padre è morto, mi ha lasciato il controllo dell’azienda. Mia sorella era convinta che ci fosse un secondo testamento.»
«Esisteva?»
«Secondo gli avvocati, no.»
Lo sconosciuto guarda nuovamente l’immagine.
«Aspettate.»
Indica lo schermo.
«Quella non è la donna che ho visto.»
Riccardo si gira.
«Come?»
«La borsa è uguale. Ma la donna che ho visto era più alta.»
L’agente domanda:
«Quindi qualcuno potrebbe aver usato la borsa per essere riconosciuto come un’altra persona.»
Riccardo resta pensieroso.
Improvvisamente riceve una notifica.
Un messaggio da un numero sconosciuto.
Una sola frase:
«Finalmente hai iniziato a guardare le persone giuste.»
Riccardo mostra il telefono all’agente.
Pochi secondi dopo arriva una fotografia.
Riccardo la apre.
È una vecchia immagine di suo padre davanti all’azienda.
Accanto a lui c’è un uomo che Riccardo non conosce.
Ma l’uomo trasandato diventa pallido.
Riccardo lo nota.
«Tu lo conosci.»
«No.»
«Hai appena cambiato espressione.»
L’uomo fa un passo indietro.
Riccardo gli mostra la fotografia.
«Chi è quest’uomo accanto a mio padre?»
L’uomo rimane in silenzio.
«Mi hai appena evitato un problema enorme. Non voglio accusarti di niente. Voglio solo la verità.»
Finalmente l’uomo risponde:
«Quell’uomo era mio padre.»
Riccardo resta senza parole.
«Tuo padre conosceva il mio?»
«Molto bene.»
«Come?»
«Hanno fondato insieme la prima società.»
Riccardo scuote la testa.
«Mio padre ha fondato l’azienda da solo.»
«È quello che ti hanno raccontato.»
L’uomo prende un vecchio portafoglio.
Da una tasca estrae una fotografia piegata.
La stessa immagine.
Sul retro ci sono due firme.
Riccardo riconosce quella di suo padre.
«Da quanto tempo hai questa foto?»
«Da vent’anni.»
«E perché non sei mai venuto da me?»
«Perché mio padre mi aveva fatto promettere di aspettare.»
«Aspettare cosa?»
«Che qualcuno cercasse di impedirti di scoprire la verità.»
Riccardo lo fissa.
«Mi stai dicendo che sapevi che sarebbe successo qualcosa oggi?»
«No. Ma sapevo che prima o poi qualcuno avrebbe avuto paura che tu trovassi certi documenti.»
«Quali documenti?»
L’uomo indica l’auto.
«Quelli che erano nel bagagliaio.»
Riccardo si gira lentamente verso la macchina.
«Nel mio bagagliaio?»
«Sì.»
«Come lo sai?»
L’uomo prende fiato.
«Perché li ho messi io.»
Riccardo rimane immobile.
L’agente interviene:
«Che tipo di documenti?»
«Una cartella sigillata. Nient’altro.»
«Perché metterla nella sua macchina senza dirglielo?»
«Perché ieri qualcuno ha cercato di entrare nella stanza dove la conservavo.»
Riccardo domanda:
«Cosa contiene?»
«Il secondo testamento di tuo padre.»
Silenzio.
Riccardo lo guarda incredulo.
«Hai appena detto il secondo testamento?»
«Sì.»
«Quello che mia sorella cercava da anni?»
«Esatto.»
Riccardo fa un passo verso di lui.
«Perché tuo padre lo aveva?»
«Perché tuo padre non si fidava più di qualcuno all’interno della sua azienda.»
«Di chi?»
«Non me l’ha mai detto.»
L’agente interrompe:
«Per ora nessuno recupera nulla dall’auto. Saranno gli specialisti a occuparsene.»
Riccardo annuisce.
Più tardi, viene confermato che la cartella può essere recuperata in sicurezza dalle autorità competenti.
Riccardo riceve il fascicolo sigillato.
Lo apre alla presenza dell’avvocato.
Dentro trova il testamento.
Legge rapidamente.
Poi si ferma.
«Questo non può essere vero.»
L’avvocato prende il documento.
«La firma sembra autentica, ma dovrà essere verificata.»
Riccardo domanda:
«Cosa dice esattamente?»
L’avvocato legge.
«Il controllo dell’azienda doveva essere temporaneamente affidato a lei.»
«Temporaneamente?»
«Fino al compimento di una condizione.»
«Quale condizione?»
L’avvocato gira pagina.
La pagina successiva manca.
Riccardo resta incredulo.
«Qualcuno l’ha tolta.»
L’uomo trasandato scuote la testa.
«Quando ho ricevuto la cartella era completa.»
«Chi te l’ha consegnata?»
L’uomo esita.
«Tua sorella.»
Riccardo resta immobile.
«Mia sorella aveva il testamento?»
«Sì.»
«Allora perché ha passato tre anni dicendo che lo stava cercando?»
«Perché anche lei aveva paura di qualcuno.»
«Di chi?»
Prima che possa rispondere, il telefono di Riccardo squilla.
È sua sorella.
Dopo tre anni di silenzio.
Riccardo risponde.
«Dove sei?»
Lei parla velocemente.
«Hai trovato la cartella?»
«Sì.»
«Manca una pagina, vero?»
Riccardo guarda l’avvocato.
«Come lo sai?»
Silenzio.
Poi sua sorella risponde:
«Perché quella pagina ce l’ho io.»
«Perché l’hai separata dal resto?»
«Perché contiene il nome della persona che nostro padre non voleva più vedere dentro l’azienda.»
Riccardo stringe il telefono.
«Dimmi il nome.»
«Non al telefono.»
«Dove sei?»
«Nel vecchio ufficio di papà.»
Riccardo si reca lì con l’avvocato.
Sua sorella li aspetta.
Per la prima volta dopo anni, fratello e sorella si trovano faccia a faccia.
Lei gli porge una pagina piegata.
«Prima di leggerla, promettimi una cosa.»
«Cosa?»
«Non prendere nessuna decisione finché non avrai visto anche la registrazione.»
«Quale registrazione?»
Lei indica una vecchia cassaforte.
«L’ultima conversazione di papà con la persona il cui nome è scritto su quella pagina.»
Riccardo apre lentamente il foglio.
Legge il nome.
Il suo volto cambia completamente.
«No…»
Sua sorella rimane in silenzio.
Riccardo alza gli occhi.
«Questa persona era con me stamattina.»
La sorella risponde:
«Lo so.»
«E mi ha chiamato subito dopo quello che è successo.»
«Lo so anche questo.»
Riccardo guarda la cassaforte.
«Allora dimmi una cosa.»
«Cosa?»
«Se sapevi tutto… perché hai aspettato proprio oggi per farmi trovare il testamento?»
Sua sorella prende una piccola chiave.
«Perché oggi è l’anniversario del giorno in cui nostro padre registrò quel video.»
Inserisce la chiave nella cassaforte.
La porta si apre.
Dentro c’è un vecchio supporto video e una busta con una sola frase scritta a mano:
“Riccardo, se stai guardando questo, significa che qualcuno ha finalmente provato a impedirti di conoscere la verità.”